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Event Milan 15 October 2001

La piazza finanziaria svizzera: realizzazioni e sfide

Discorso di Joseph Deiss, Consigliere Federale
Capo del Dipartimento Federale degli Affari Esteri

Non esiste miglior esempio del Nord Italia per parlare di moneta e di banche. Sin dall'XI secolo infatti, i Lombardi, il cui nome divenne in seguito sinonimo di "prestatore", hanno saputo far rivivere le antiche tradizioni in questo ambito. Non a caso l'espressione "credito lombardo", che comunemente utilizziamo, deriva dai prestiti su pegno che essi concedevano a principi e re.

Da sempre l'economia svizzera si è avvantaggiata del dinamismo della Lombardia. Lo sviluppo dell'antica strada commerciale del Gottardo, molto trafficata già nel XII secolo, ha svolto un ruolo rilevante. Attualmente, una quota non trascurabile delle nostre esportazioni, pari al 54 percento dell'insieme delle merci vendute all'Italia, quarto partner commerciale della Svizzera, viene assorbita da una delle regioni più prospere d'Europa.
Gli Svizzeri, tuttavia, si sono dimostrati buoni alunni. La storia non menziona se sono stati i Lombardi ad avere insegnato loro il mestiere di banchiere, fatto sta che oggi le banche svizzere offrono i loro servizi in tutto il mondo. Esse contribuiscono in tal modo allo sviluppo dell'economia mondiale che si fonda sull'apertura e sugli scambi commerciali.

Fornire mezzi di pagamento, gestire crediti, svolgere operazioni di cambio, sono i tre capisaldi tradizionali delle banche, nonché fonte di valore aggiunto. Ma colui che trae un reddito da un'attività deve assumersene anche le responsabilità. La Svizzera ne è ben conscia e ne conosce le conseguenze. Ed anche in questo caso, possiamo attingere al vocabolario sudalpino: "bancarotta" - parola che ha attraversato le Alpi ed è usata sia in inglese, bankrupcy, sia in tedesco, Bankrott - deriva dall'antico uso di rompere il banco per punizione ai banchieri falliti.

Sin dagli albori, moneta e banche furono oggetto di abusi. I banchieri babilonesi erano ossessionati dal rischio di essere ingannato da manufatti in oro o argento tutt'altro che massiccio ma ripieni di metallo poco pregiato. Oggi sono il riciclaggio di denaro sporco, il crimine organizzato così come il finanziamento del terrorismo ad assillarci. Il mondo è cambiato e parallelamente sono mutate le sfide nel settore delle relazioni internazionali. Il progresso tecnico e lo smantellamento delle barriere istituzionali hanno contribuito ad accrescere notevolmente gli spostamenti di capitali su scala mondiale. Assieme ai numerosi vantaggi legati a questa evoluzione, sono sorti rischi finora impensabili e, di riflesso, nuove responsabilità.

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1. Responsabilità deontologica delle banche

Gli istituti bancari sono delle aziende commerciali e quindi sottostanno, alla stregua di qualsiasi altra impresa, alla dura legge economica della sopravvivenza. O sono in grado di conseguire utili oppure sono condannati a scomparire. La loro funzione risulta dagli imperativi dell'economia fondata sugli scambi: scambi nello spazio e necessità di disporre di contanti, operazioni di cambio incluse; scambi nel tempo e necessità di disporre di riserve sotto forma di valuta o di credito.

Il denominatore comune delle varie attività bancarie è l'aspetto fiduciario, in altri termini esse si basano sulla fiducia. Questo spiega le ripercussioni particolarmente gravi che colpiscono l'istituto bancario che soccombe alla legge economica della sopravvivenza. Questo spiega anche la singolare rabbia degli interessati lesi, la quale può portare addirittura fino alla "banca rotta".

Una banca è in grado di riscuotere successo solo se merita la fiducia che questa sollecita. Da qui nasce l'interesse diretto della banca a sottomettersi spontaneamente a regole di condotta che le permettono di non soccombere all'angoscia dell'insolvenza. Questa responsabilità incombe ai vertici dell'azienda.

In balìa dei pericoli legati all'abuso, il sistema bancario, forte del suo ruolo macroeconomico, assume anche una responsabilità sociale ed economica a livello nazionale. Se la parola "deontologia" è associata perlopiù alla medicina, anche le banche debbono sottoporsi ad un insieme di norme deontologiche e di obblighi professionali. Gli istituti bancari assumono, in un certo senso, il ruolo di chirurghi dell'economia e come i chirurghi sono consapevoli che esistono talune operazioni che, sebbene siano realizzabili tecnicamente, rientrano in un campo che la morale condanna.

I tragici avvenimenti dell'11 settembre scorso a New York e a Washington hanno dimostrato che i terroristi si sono avvalsi dei progressi realizzati - grazie alla mondializzazione - nel settore dei trasporti, della tecnologia dell'informazione e dei servizi finanziari per attaccare la società moderna. Gli Stati che dispongono d'importanti centri finanziari sono pertanto chiamati a fornire il massimo contributo alle indagini in corso.

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Per il momento, nessun centro finanziario è in grado di escludere categoricamente un uso improprio dei suoi sistemi bancari e finanziari da parte di terroristi. Tutte le autorità competenti nell'ambito dei servizi finanziari debbono collaborare ad inchieste spedite ma nondimeno esaurienti sulle relazioni finanziarie riconducibili al terrorismo. Spetta alle istituzioni finanziarie che operano sia nel settore bancario sia in quello non bancario verificare attentamente i loro rapporti commerciali al fine di identificare elementi sospetti, nonché cooperare appieno con le autorità competenti per ricercare e bloccare i beni legati alle attività terroristiche.

In quest'ambito, la regola "know your customer" assume una rilevanza centrale, tant'è che questo principio è stato scritto nella legge. Stando alla Legge elvetica sul riciclaggio di denaro, entrata in vigore il 1° aprile 1998, qualsiasi intermediario finanziario - e non solamente le banche - che sospetti un caso di riciclaggio di denaro sporco ha l'obbligo di bloccare immediatamente i fondi interessati e di informarne le autorità competenti. Sin dagli anni Settanta, la piazza finanziaria svizzera è stata solerte nell'adempiere al proprio obbligo di diligenza per quanto riguarda il controllo e la salvaguardia dei beni finanziari. Pertanto, dovrebbe essere nell'interesse di tutti gli intermediari finanziari attuare alla lettera la regola " know your customer" e non fare affari con la criminalità.

Un altro aspetto della responsabilità morale e macro economica delle banche commerciali è emerso palesemente con la recente crisi legata al tracollo finanziario della Swissair. Se è vero che l'apparato bancario è in grado di offrire tempestivamente mezzi finanziari che permettano di superare una crisi suscettibile di mettere a repentaglio l'intera economia nazionale, questo tipo d'intervento ha tuttavia i suoi limiti - di cui l'opinione pubblica è ben conscia - in quanto esso è condizionato dal dovere precipuo delle banche, ovverosia non compromettere la loro stessa esistenza. Quindi, persino in un'economia interamente votata alle leggi e ai princìpi del libero mercato, l'intervento dello Stato, teso a salvaguardare l'interesse pubblico, appare quale l'ultima spiaggia. E` quindi necessario instaurare una stretta cooperazione tra i centri di decisione privati e i poteri pubblici. In mancanza di un quadro istituzionale ad hoc, dobbiamo essere capaci a fare affidamento sul dovere morale di cooperazione.

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2. Responsabilità regolatrice dello Stato

Da sempre, lo Stato è stato conscio del ruolo fondamentale, nonché lucrativo, della gestione della moneta e delle attività degli istituti bancari. Per questa ragione esso se ne è occupato direttamente, specialmente quando si trattava di appropriarsi del diritto di signoraggio. Il poteri pubblici continuano tutt'oggi a battere moneta attraverso le banche centrali. Per quanto riguarda le attività delle cosiddette banche commerciali, lo Stato si limita in genere a fissare criteri assai severi di funzionamento e di controllo. In Svizzera, lo Stato interviene, perlopiù a livello regionale - attraverso le banche cantonali - e locale. Tuttavia, la tendenza odierna è orientata verso il disimpegno dello Stato dopo che alcune esperienze poco felici hanno rivelato i rischi che comporta un impegno troppo coinvolgente dello Stato stesso.

Se in passato i poteri pubblici s'interessavano alle attività bancarie commerciali per meri motivi di lucro o di tutela dei risparmiatori, oggi le loro mansioni sono assai più complesse. Confrontato alle numerose possibilità offerte da una piazza finanziaria internazionale, il ruolo regolatore dello Stato contempla almeno due dimensioni: quella morale, in primis, poiché non si può tollerare attività criminali di qualsiasi tipo e, secondariamente, quella inerente alla credibilità, in quanto non si può pretendere di essere all'avanguardia in ambito finanziario e non essere in prima linea anche nella caccia alle attività illegali. Per questo motivo la piazza finanziaria elvetica non deve accontentarsi di soddisfare i criteri internazionali in materia di lotta contro la criminalità finanziaria, ma deve superarli: in questo ambito il nostro Paese deve essere all'avanguardia.

I provvedimenti a disposizione sono numerosi ed efficaci. Abbiamo già menzionato la Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro nel settore finanziario, nonché il ruolo primordiale della regola "know your customer". Oltre a ciò, l'appartenenza e l'aiuto fornito alle organizzazioni criminali, così come il riciclaggio di denaro sporco, costituiscono reati ai sensi del codice penale svizzero. Qualsiasi fondo utilizzato per questo scopo verrà bloccato e confiscato.

Grazie alla sua legislazione in materia di assistenza giudiziaria e ai trattati internazionali sottoscritti, sul piano internazionale la Svizzera offre un'ampia assistenza in materia penale. Le banche hanno l'obbligo di fornire alle autorità giudiziarie tutte le informazioni - senza eccezioni - che siano collegate ad un'indagine giudiziaria. In altri termini, il segreto bancario svizzero non protegge i terroristi o chi appoggia le organizzazioni criminali, né tantomeno qualsiasi tipo di attività criminosa. In tali casi, invece, la Svizzera offre immediata assistenza giudiziaria e blocca i fondi interessati.

Il nostro paese non è disposto a tollerare nessun tipo di abuso della propria piazza finanziaria da parte di terroristi, ed è determinato a prendere tutte le misure affinché - dalla Svizzera - non si offra alcun sostegno ad attacchi terroristici in altri paesi. I mezzi di cui disponiamo attualmente dimostrano l'importanza che la Svizzera ha sempre dato alla lotta contro il terrorismo e contro l'uso illecito della propria piazza finanziaria.

Oltre alle misure esistenti contro il terrorismo, il crimine organizzato e il riciclaggio di denaro sporco, la Svizzera ha anche promosso iniziative a livello internazionale per contrastare in maniera più efficace i flussi finanziari aventi origini illecite.

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  • La prima iniziativa ha lo scopo di migliorare la lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Si pensa che le organizzazioni terroristiche internazionali abbiano a disposizione reti finanziarie altamente sviluppate, che comprendono l'uso di fiduciarie e società di comodo, cosiddette "shell company". È quindi fondamentale che il settore finanziario presti particolare attenzione alla gestione dei fondi clienti. Secondo la Svizzera, tutti gli intermediari finanziari nel mondo dovrebbero essere in grado di identificare i beneficiari economici dei capitali depositati presso di loro. L'uso di "shell companies" o altre società a scopi criminosi deve essere definitivamente fermato. Per questo motivo la Svizzera mira ad elevare gli standard internazionali di vigilanza, in particolar modo per quanto riguarda la regola sulla conoscenza del cliente, cosiddetta regola "know your customer".


  • In relazione all'attuale revisione delle raccomandazioni del Gruppo d'azione finanziaria internazionale (GAFI/FATF) contro il riciclaggio di denaro sporco, la Svizzera ha sottoposto e appoggiato proposte concrete per perfezionare la regola "know your customer". In particolare, crediamo che le procedure d'identificazione del cliente, da parte della banca, debbano focalizzarsi ulteriormente sul vero beneficiario economico, più che sul cliente stesso. Le banche di tutto il mondo non devono limitarsi a richiedere ai clienti i documenti di routine, quali iscrizioni al registro di commercio di persone giuridiche o società fiduciarie. esse devono piuttosto essere in possesso di informazioni precise sulle persone che esercitano il vero e proprio controllo sul patrimonio. Ciò si rivela particolarmente importante se i clienti trattano i loro affari con le banche servendosi di intermediari quali avvocati o fiduciarie. Le proposte formulate dalla Svizzera stabiliscono procedure chiare per l'applicazione di regole di comportamento nel rispetto della dovuta diligenza, come previsto dalle raccomandazioni GAFI/ FATF. Esse includono, ad esempio, precise linee guida per accettare o rifiutare rapporti d'affari in base alla valutazione del rischio.


  • La seconda iniziativa intende migliorare l'efficacia delle sanzioni finanziarie contro i paesi che "sponsorizzano" il terrorismo. Alla luce del terribile attacco terroristico negli Stati Uniti, è di primordiale importanza concentrare gli sforzi internazionali per combattere le fonti finanziarie del terrorismo. Sanzioni finanziarie mirate costituiscono uno degli strumenti più appropriati per estirpare le radici della guerra senza provocare morti tra i civili.


  • Negli ultimi anni, la Svizzera ha preso l'iniziativa di esaminare il concetto di sanzioni mirate con il duplice scopo di rafforzare il loro impatto ed evitare gli effetti indesiderati. Su questo tema, nel 1998 e 1999, la Svizzera ha organizzato a Interlaken seminari con specialisti provenienti da diversi paesi, da cui è nato il cosiddetto "Interlaken Process". Grazie a queste sinergie, promuoviamo la cooperazione internazionale e miglioriamo l'attuazione e il controllo delle sanzioni.


  • Negli scorsi anni, la Svizzera ha attuato sistematicamente le sanzioni ONU. Ciò dimostra la volontà del nostro paese di contribuire alla sicurezza internazionale e alla pace, nonché di garantire il rispetto del diritto internazionale. La Svizzera ha attuato subito e integralmente le sanzioni contro i talebani (risoluzione 1333/2000). Quale risultato, sono stati bloccati diversi numeri di conti bancari di banche afgane.

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  • La terza iniziativa è volta a migliorare la cooperazione internazionale relativa a capitali illeciti di persone legate al mondo della politica. Il finanziamento del terrorismo è strettamente collegato a diverse forme di crimine finanziario. Per contrastarlo, la Svizzera desidera allargare la cooperazione internazionale. All'inizio di quest'anno, ha condotto un'iniziativa internazionale per combattere l'afflusso di capitali illeciti appartenenti a persone vicine o appartenenti all'ambiente politico. Questa iniziativa fa leva su alti standard internazionali d'identificazione e vigilanza su clienti legati al mondo della politica, al loro "entourage" e ai loro affari. La Svizzera ha già presentato mozioni in questo senso, sia al Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria che al Gruppo d'azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di denaro sporco. Al fine di approfondire questo aspetto, la Svizzera sta organizzando per quest'anno un altro incontro internazionale con i rappresentanti di importanti piazze finanziarie.


  • Rimane da chiedersi perché, nonostante tanti sforzi, la piazza finanziaria svizzera sia costantemente presa di mira da chi la accusa di ospitare capitali dalle origini dubbiose. È certo che sul segreto bancario svizzero esistono parecchi malintesi. È il caso, ad esempio, dei conti numerati che si suppongono anonimi. Ma essi non sono assolutamente anonimi, poiché in Svizzera non esistono conti anonimi. Sicuramente anche la disinformazione può aver contribuito alla confusione. Facciamo l'esempio dell'ex presidente nigeriano Abacha, i cui fondi sono stati scoperti inizialmente nel nostro paese. In un primo momento l'opinione pubblica si è preoccupata del fatto che questo denaro fosse stato trovato in Svizzera. Più tardi si è resa conto che, solo grazie alle indagini delle autorità svizzere, si era scoperto il coinvolgimento di molti altri Stati. Anche se nessun altro paese è intervenuto in maniera così drastica e rapida per bloccare i conti di Abacha, gran parte delle critiche mosse dai media internazionali erano rivolte solo alla Svizzera.

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3. Responsabilità collettiva della comunità internazionale

Per combattere il terrorismo in maniera efficace è essenziale intervenire collettivamente a livello internazionale; per spezzare la spina dorsale finanziaria del terrorismo internazionale, sono necessarie misure coordinate e drastiche da parte di tutte le piazze finanziarie; per avere una visione globale della situazione, le autorità nazionali devono cooperare e scambiarsi informazioni: per questo chiediamo agli altri paesi di appoggiare la creazione e l'implementazione di standard più elevati in questo campo.

In un primo tempo possiamo agire a livello bilaterale. L'Italia e la Svizzera hanno stabilito negli ultimi anni una cooperazione bilaterale più stretta ed efficace nella lotta contro il crimine finanziario internazionale. Con lo scopo di semplificare e sveltire la procedura di assistenza giudiziaria, la Svizzera e l'Italia hanno firmato, tre anni fa, un protocollo bilaterale alla Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, recentemente approvato dal parlamento italiano. Tuttavia, è insorta una controversia in merito ad una modifica della procedura penale italiana. Le autorità svizzere sperano che la legge approvata dal Parlamento italiano non renderà più difficile l'applicazione del protocollo. Sarebbe spiacevole se lo scopo dell'accordo fosse compromesso da misure legislative che ne restringessero il campo d'applicazione e rendessero più complicata la procedura di assistenza giudiziaria in materia penale fra i nostri due Paesi.

La Svizzera promuove anche azioni multilaterali incisive contro l'abuso a livello mondiale dei centri finanziari da parte di organizzazioni criminali, partecipando attivamente alla cooperazione internazionale. Per questo motivo, accoglie favorevolmente la risoluzione n. 1373 del Consiglio di sicurezza contro il terrorismo. Abbiamo inoltre firmato e intendiamo ratificare prossimamente la Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione del finanziamento del terrorismo.

Organizzazioni internazionali quali OCSE, Nazioni Unite, Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria e Gruppo d'azione finanziaria internazionale (GAFI/FATF) contro il riciclaggio di denaro sporco, stanno rispondendo alla sfida costituita dalla lotta ai movimenti di capitali illeciti.

Un tema importante e complesso in questo settore è la cooperazione internazionale nell'ambito del regime fiscale. La Svizzera partecipa attivamente agli sforzi dell'OCSE. A nostro avviso il miglior modo per prevenire l'evasione fiscale è un sistema che combini imposte moderate, uso appropriato ed efficace delle risorse statali, metodo efficiente di riscossione dell'imposta alla fonte, effettiva cooperazione contro il crimine fiscale e, non da ultimo, sanzioni appropriate. D'altro canto, non siamo a favore della creazione di un sistema di sorveglianza totale, da parte dello Stato, di tutte le transazioni finanziarie di ogni singolo cittadino. In questo senso, il nostro sistema garantisce il giusto equilibrio tra protezione della sfera privata e interesse dello Stato.

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Crediamo che il nostro punto di vista sia stato ascoltato a livello internazionale. Il rapporto OCSE relativo al libero accesso alle informazioni bancarie da parte delle autorità fiscali, a lungo negoziato, riconosce esplicitamente la legittimità della privacy finanziaria e propone misure sicure atte a rinforzare la lotta contro il crimine fiscale. La Svizzera ha accettato questo rapporto che revoca il segreto bancario in caso di procedura di assistenza giudiziaria per frode fiscale. In questi casi siamo altresì pronti ad offrire assistenza amministrativa mediante emendamenti alle nostre Convenzioni bilaterali sulla doppia imposizione.

Anche l'Unione Europea sta tenacemente lottando contro il terrorismo. Il trattato dell'UE definisce il terrorismo come una delle gravi forme di crimine da prevenire e combattere mediante azioni congiunte. Bruxelles ha reagito rapidamente di fronte agli attacchi negli Stati Uniti e ha adottato un pacchetto di misure, in vista di una più stretta cooperazione tra le forze di polizia, incluse Europol e autorità giudiziarie. In questo senso la nuova serie di negoziati bilaterali tra l'UE e la Svizzera offre la possibilità di migliorare considerevolmente la cooperazione nel contesto più ampio della giustizia e degli affari interni, sulla base del "Modello Norvegia e Islanda". La Svizzera è disposta ad accettare le regole di Schengen, e ritiene che ciò non sia soltanto nel proprio interesse, bensì anche in quello di tutti gli Stati membri.

Seguiamo inoltre con interesse l'intenzione dell'Unione europea, espressa in occasione nel Consiglio d'Europa dello scorso giugno a Santa Maria da Feira, di introdurre un sistema di scambio automatico di informazioni relative all'imposta sui risparmi. Le autorità svizzere, come i loro omologhi europei, sono dell'idea che i redditi da risparmio debbano essere adeguatamente tassati. Per questo motivo il nostro paese ha introdotto, da molti anni ormai, un'imposta alla fonte del 35% sugli interessi e sui dividendi, basata sul principio del debitore. Questa tassa si applica ai residenti e non residenti, nonché alle persone fisiche e giuridiche. Ha pertanto un campo di applicazione molto più ampio di quello previsto nel progetto UE.

Su richiesta dell'UE, la Svizzera ha discusso queste tematiche. Se l'UE e i territori dipendenti e associati ai suoi Stati membri introducono un sistema di tassazione dei redditi da risparmio, la Svizzera sarà ben lieta di cooperare entro i margini delle norme attuali che regolano l'imposta alla fonte e la privacy finanziaria. Un sistema di scambio automatico di informazioni non è tuttavia un'opzione che possa essere presa in considerazione dalla Svizzera. Per essere efficace, il sistema fiscale da introdurre nell'UE dovrebbe coinvolgere anche i maggiori centri finanziari al di fuori dell'Europa.

Un'altra questione, dal profilo delle nostre relazioni con l'UE, riguarda la frode doganale. Si tratta principalmente del contrabbando di sigarette, che costituisce per molti paesi un'ingente perdita di imponibile. È stato detto in passato - specialmente dai mass media italiani- che alcune di queste attività illegali sono organizzate e messe in atto da persone residenti in Svizzera. In proposito posso assicurarvi che la Svizzera non ha il minimo interesse nel veder utilizzare il proprio territorio per attività di questo tipo, ed è desiderosa di trovare, insieme all'UE e ai suoi Stati membri, soluzioni atte a combattere la frode concernente i movimenti di beni. A tal fine abbiamo proposto all'UE di rafforzare l'assistenza reciproca a livello amministrativo e giudiziario in caso di truffe in materia di sovvenzioni, contrabbando organizzato e possibilmente altri reati che riguardino la tassazione indiretta o i sussidi per il commercio internazionale di beni. Per l'UE e la Svizzera, la tassazione diretta non è una questione che riguarda i negoziati sulla frode doganale.

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Conclusioni

In qualità di piazza finanziaria internazionale, la Svizzera è pienamente cosciente delle proprie responsabilità. Personalmente credo che si debba agire a tre livelli distinti: l'impegno morale degli intermediari finanziari privati, la creazione di basi legali solide ed efficienti da parte delle autorità, la cooperazione efficace a livello internazionale tra tutti i paesi interessati. Solo grazie ad un'azione congiunta a questi tre livelli avremo reali possibilità di successo.

Gli sforzi a livello nazionale nella lotta contro il crimine finanziario e la repressione del finanziamento del terrorismo devono basarsi su standard internazionali elevati, formulati da organizzazioni internazionali competenti quali l'ONU, il Consiglio d'Europa, il Gruppo d'azione finanziaria internazionale (GAFI/ FATF). Questi standard devono essere rivisti alla luce degli ultimi attacchi terroristici. Standard efficienti, chiaramente mirati e largamente accettati, nonché la loro completa implementazione e il controllo internazionale devono costituire le linee guida per il lavoro futuro.

Per quanto riguarda la Svizzera, vi posso assicurare che adatteremo e rafforzeremo il nostro quadro legislativo alle sfide della globalizzazione e del progresso tecnologico. La Svizzera continuerà a cooperare attivamente in seno alle più importanti istituzioni ed organizzazioni in vista di contribuire ad aumentare la stabilità dei mercati finanziari e di lottare contro l'abuso del sistema finanziario internazionale.

È solo in questo modo che la Svizzera potrà mantenere e migliorare le condizioni in cui operano i suoi mercati finanziari, tenendo conto delle esigenze della comunità internazionale in materia di sicurezza e del legittimo desiderio di privacy da parte dei clienti. Sono convinto che, grazie a tali sforzi, la piazza finanziaria svizzera abbia tutti i requisiti per affrontare con successo anche il XXI secolo, e per meglio sfruttare le opportunità offerte dal progresso tecnologico e dalla globalizzazione.

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